Secondo il Bruz - Puntata 1

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Spesso mi capita di discutere con amici e colleghi di lavoro su serie televisive, anime o film che guardo e di farne mini recensioni verbali. Mi sono accorto che più di una volta, dopo aver sentito la mia opinione, qualcuno si è appuntato il nome della serie o del film di turno. La stessa cosa accade per altri prodotti che compro o che mi capita solamente di utilizzare.
Ho pensato quindi che potrei allargare al web questo “servizio” e inaugurare una serie di post, rigorosamente in ordine sparso contenenti recensioni di “cose”, quasi sempre attinenti alla cultura nerd/geek che mi hanno colpito in positivo oppure in negativo.
Iniziamo con qualcosa di nicchia: anime giapponesi.
Ho scoperto da qualche anno il canale di streaming VVVVID che è una fonte inesauribile di anime ma anche film d’essai di un certo livello.
Una serie interessante e che di sicuro non lascia indifferenti è Made in Abyss. Purtroppo non è disponibile in italiano ma solamente in giapponese sottotitolato. 
La storia inizia su di una verdissima isola in mezzo ad un oceano blu profondo al centro della quale si apre una profondissima voragine della quale non si vede il fondo. In questa realtà alternativa, che assomiglia molto alla nostra, per secoli si è tentato di capire cosa celi questo Abisso che da il titolo all’anime e per questo esiste anche un’organizzazione che racchiude i vari esploratori che si recano nelle sue profondità per cercare i misteriosi e preziosi manufatti che questo ospita.
La protagonista è un’orfana che ha perso la madre esploratrice nell’abisso e che sogna di andare a cercarla. L’evento che da il via alla storia vera e propria è il ritrovamento da parte di questa bambina, che ha circa 10 anni, di un bambino cyborg senza memoria e con braccia robotiche che pare provenire dalle profondità della voragine. Con questo compagno la bambina si avventura alla ricerca della mamma. Ed è qui che il gioco si fa interessante: man mano che si scende nell’abisso, la risalita anche di pochi metri diventa sempre più dolorosa, creando emorragie e vari altri sintomi sinistri. Gli effetti della risalita aumentano esponenzialmente con la profondità raggiunta.  Questo escamotage permette di trasformare un anime che inizia quasi come un moderno Heidi fantasy, nel giro di poche puntate, in un dramma e poi in un horror caratterizzato da scene splatter di ogni genere. Con il proseguire delle puntate che mantengono sempre un disegno cartoonesco, il livello delle efferatezze e della violenza anche psicologica che i personaggi devono affrontare cresce trascinando anche lo spettatore dentro l’abisso e facendogli capire subito che la prossima puntata sarà ancora peggio …. Ad un certo punto è naturale cogliere il parallelismo con l’Inferno dantesco e con i suoi gironi. Colpisce che gli esploratori, benché consci dei possibili danni, continuino a spingersi sempre più in profondità per cercare nuovi rari e preziosi manufatti. Come a dire che l’avidità sconfigge la razionalità e l’istinto di autoconservazione.
Il disegno pulito e i colori vivi e sgargianti poi creano un forte contrasto con i temi e le scene mostrate che a parer mio contribuisce ancor di più a rendere affascinante l’anime e a far affezionare ai personaggi chiedendosi cosa accadrà al prossimo gradino verso il basso che scenderanno.
Peccato solamente che si interrompa senza nemmeno raggiungere le profondità alle quali è arrivato il manga dal quale è tratto. Il livello di approfondimento sui personaggi è molto profondo e molte scene creano una tensione ed una suspense palpabili.
Spero che arrivi presto la seconda serie per andare a vedere quanto è profonda la tana del Bianconiglio. 


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